Un anno a testa in giù!

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Ricordo il sole, un sole forte e alto in un cielo di un colore celeste diverso. Ricordo il calore dell’aria e come bruciavano i raggi del sole sulla mia pelle. Ricordo il verso degli uccelli, ovunque assordante e presente.

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E poi la parte più bella, quella che stavo da sempre aspettando: ricordo l’oceano quando l’ho visto per la prima volta nella mia vita. Questo mare di un blu scuro e profondo, impetuoso e mosso, che sembrava muoversi in orizzontale come nei miei infiniti sogni ricorrenti. Questa immagine di mare immenso, scuro e arrabbiato è sempre stata dentro di me anche se non l’avevo mai visto prima. E quella sensazione di trovarmi finalmente nel posto giusto.

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Pezzi di un puzzle che sembravano rimontarsi dopo una vita per poi rompersi e perdersi di nuovo quando Melbourne mi ha messo alla prova. E tutta la carica e l’energia che mi ero portata con me si erano trasformati in un attimo in paura e smarrimento, nell’essere nessuno in una metropoli di 4 milioni di persone. Come una spirale, che dall’espandersi e allargarsi, inverte il moto e inizia ad implodere su sè stessa.

Ricordo i dubbi e le domande, ricordo le notti insonni pensando se avevo preso la decisione giusta o no. Ricordo la voglia di arrendermi e tornare indietro, ricordo la nostalgia della tranquillità e sicurezza del risvegliarsi nel letto di casa mia. Ricordo le persone cattive e approfittatrici con cui ho avuto a che fare.

Pian piano cercavo la mia strada e ricomponevo i pezzi del mio puzzle. Ricordo quando ho smesso di preoccuparmi inutilmente di tutto, quando ho iniziato a calmarmi e vedere le cose con occhi diversi. Ed è lì che è cambiato tutto. Bastava solo cambiare prospettiva per giorire e godere di un’esperienza unica che stavo inconsciamente buttando.

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Ricordo di aver mandato a fanculo i miei piani e iniziato a vivere giorno per giorno. Ricordo chi mi è stato sempre vicino supportandomi e sopportandomi, spronandomi a seguire la retta via anche quando sbandavo fuori strada.

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Lavoro al ristorante, amici, serate, viaggi, tranquillità, felicità, lunghe chiacchierate, scoprire un posto nuovo, intessere rapporti profondi con persone speciali, bere una birra in un rooftop, sedersi davanti al mare, girare in bicicletta.

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Ricordo quando ho iniziato a chiamare “piccoli intrattenimenti per non annoiarmi” tutti i problemi e le sfighe che giorno dopo giorno aspettavano solo di presentarsi e succedere uno ad uno per impegnare la mia mente e non farmi dormire la notte. Ricordo quando ho imparato a non farmi prendere più dall’ansia e gestire situazioni di stress con un bicchiere di vino e un sorriso.
Ricordo quando cuore e cervello hanno dovuto rifare pace e ho capito che nonostante le ombre del passato, posso ancora andare avanti.

Ricordo la paura e l’emozione della prima volta che ho bussato ad uno studio di architettura per presentarmi e mostrare il mio portfolio. Ricordo l’imbarazzo quando mi dicevano di non aver bisogno e la tenacia di continuare a cercare. Ricordo il mio cuore battere forte quando ho ricevuto quell’email di quel colloquio e il mese di prova con la paura di non essere all’altezza. Ricordo quanto mi sono impegnata per dimostrare di valere e meritare quel lavoro che ora è mio.

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E’ passato un anno da tutto ciò, sembra quasi un’eternità e invece è solo un anno. Mi guardo indietro e vedo tutta la strada che ho percorso, tutti gli ostacoli che ho superato, anche quelli che mi sembravano impossibili. Giorno dopo giorno il mio puzzle è sempre più completo, quella felicità che cercavo e per cui sono scappata, forse l’ho ritrovata. Ed anche se sento il richiamo di qualcosa che ancora manca, anche se essere indipendenti a volte significa pure essere soli, guardo sempre il lato positivo e l’insegnamento che ogni avvenimento brutto o bello possa lasciarmi.

Un anno di Australia, un anno di avventure indimenticabili, un anno di me con qualche cicatrice in più e qualche paura in meno… Ma siamo solo a meno della metà, il meglio deve ancora venire.

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