Io vedo cose che voi umani non potete immaginare

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Vivere in una grande città ti mette a contatto con tantissime persone provenienti da tutto il mondo. Poi se quella città è Melbourne, conosciuta per la sua popolazione multietnica, non resta che stupirsi e rimanere affascinati dalle “stranezze” derivanti da altre culture e modi di pensare. Non a caso mi trovo dall’altra parte del mondo, non c’è da meravigliarsi se a volte rimango perplessa di fronte a situazioni che in Italia affrontavo in maniera diversa.

Il caffè

Scordatevelo. Il concetto di caffè, come ce l’abbiamo noi, ce l’abbiamo solo noi. Qui non c’è cosa più generica della parola caffè, o meglio “coffee”. Dimenticatevi di sedervi in uno dei tanti moderni e stilosi bar e chiedere semplicemente un caffè.
Il nostro amato espresso si chiama “short black” a cui si aggiunge lo “short black macchiato” (il “nostro” caffè macchiato in cui non c’è la distinzione tra macchiato freddo e macchiato caldo), il “long black” (caffè lungo, ma davvero lungo, servito in una tazza da cappuccino) a cui si affiancano lo “short black macchiato” e il “long black macchiato”.
Ma l’intruglio più richiesto è il “latte” che non è il latte (in inglese semplicemente milk) ma un mix di caffè e latte servito in un bicchiere di vetro con della schiuma. Si affianca il “flat white” che è una cosa simile senza schiuma.
E poi c’è il “chai latte”, qualcosa al sapore di cannella.
Ma la cosa più divertente (e fastidiosa per una cameriera alle prime armi con questi sconosciuti “caffè”) è che la gente si diverte a richiedere un’infinità di varianti che tu li guardi e pensi “seriously?!?”

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Alcuni esempi:
-Can I get a latte extra hot, extra strong with skinny milk? (caffè-latte bollente, doppio e con latte scremato),
-Can I get a latte without froth, with soy milk and chocolate powder? (caffè latte senza schiuma con latte di soia e polvere di cioccolato),
-Can I get a vanilla latte with almond milk, with 3 sugar and ice? (caffè-latte aromatizzato alla vaniglia con latte di mandorle, 3 bustine di zucchero (ho visto chiederne addirittura 6, ma la domanda è: lo zucchero non te lo puoi mettere tu???) e ghiaccio).

Infine il prezzo varia da 1$ (al self-service del 7eleven) ai 4-5$ e più del bar o ristorante in base al suo livello. Quindi dimenticatevi la frase “il caffè oggi lo offro io per tutti!”

La pizza

Ci sono i ristoranti italiani o, come li chiamo io, “pseudo-italiani” che servono le pizze classiche più o meno rivisitate affiancate dalle celebri pizze “pineapple” o “barbeque”. Ok fin qui, tutti sanno che purtroppo all’estero esistono questi obrobri gastronimici.
Ma quando la ragazzina, un po’ sovrappeso, chiede sorridendo “Can I get a margherita?” quasi mi commuovo. Ma poi la senti aggiungere “Could you please add pineapple?” con occhi a cuoricino, e dopo la risposta affermativa chiede ancora “And could you please add some barbeque souce on the top?” allora hai appena assistito al suicidio di una pizza.

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Il cibo

Sarà che sono stata abituata a finire sempre il mio piatto perchè sennò è uno spreco se si butta, cresciuta con la tipica frase “finisci di mangiare perchè in Africa i bambini muoiono di fame”. Sarà che noi italiani, quando si tratta di mangiare facciamo sul serio, non ci facciamo rimanere niente soprattutto se andiamo in un ristorante, quindi rimango scioccata e perplessa quando la gente ordina e poi mangia un quarto di quello che c’è nel piatto. Idem per le bevande.
Perchè?

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Pasteggiare

Il rito del pranzo e della cena, per noi italiani, inizia con un aperitivo in cui beviamo un drink alcolico o non, stuzzicando qualcosa, poi c’è l’antipasto, il primo, il secondo, la frutta, il caffè e il dolce.
Qui invece noto che il caffè (inteso sia come espresso sia come cappuccino o caffè-latte) è considerato una bevanda quindi è normale vedere gente che beve un caffè prima di iniziare a magiare o mangiare bevendo caffè e cappuccini. E ordinarne altri dopo aver finito i primi. Valida alternativa al caffè, da accompagnare al pasto, è il milkshake o il thickshake.
Poi quando si tratta di mangiare una torta o un dolce, in molti sono a chiedere una birra da abbinarci insieme. Ma ormai non mi chiedo più perchè.
Così come è normale anche mangiare una pasta con contorno di pizza. Del resto cosa possiamo aspettarci se qui “tomato souce” sta a significare sia ketchup sia salsa di pomodoro…

L’acqua

Una bottiglietta d’acqua da mezzo litro, la più economica al supermercato, costa sui 2/3 $. Bidoni di succo di frutta da 4 litri messi nei flaconi del detersivo, che quasi fatichi a capire se si tratta di saponi o succhi, li vedi in offerta a 2$.
L’acqua si vende ovunque, anche nei negozi di abbigliamento, ma costa l’ira di dio. Poi però trovi le strade disseminate di fontanelle di acqua potabile con tanto di scritta “refill here you own bottle”. Ok per il discorso del riciclaggio delle bottiglie, ma se sei sprovvisto di bottiglia e hai sete scordati l’acqua a 0.80€ o a 0.40€ del distributore.
Poi un’altra stranezza notata è il formato delle bottiglie. E’ difficile trovare la mezzo litro, più probabili sono i formati da 350 ml, 675 ml ecc.

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I semafori

I semafori a Melbourne sono una croce! Essendo la città costituita da una maglia ortogonale di strade, ogni incrocio (574,85 miliardi) ha il suo proprio semaforo e tu pedone devi aspettare il verde per attraversare. Ogni semaforo è provvisto di un pulsante che teoricamente serve per chiamare il verde, dico teoricamente perchè è una presa in giro, se lo premi devi aspettare comunque almeno 10 minuti per passare. Quindi se devi uscire o andare al lavoro, calcola un 10-15 minuti buoni in più, in base alla distanza, se vorrai arrivare in orario perchè l’onda rossa colpisce soprattutto quando sei in ritardo.
Altra cosa divertente di questi semafori è che il verde, quando E SE scatta, è accompagnato da un suono che sembra tipo la spada laser dei personaggi di Star Wars. Roba che all’inizio ci rimani un po’ sorpreso e incredulo, sarà che il verde, dopo tanta attesa, è un evento unico, avranno voluto sottolineare il giubilio con questo motivo strampalato.
Fa tipo “PIUUUU-tututututututututu….”.

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L’esagerazione

Qui è tutto grande, tutto enorme, tutto gigante. A cominciare dalle distanze, per spostarsi bisogna calcolare minimo mezz’ora (tra bici, tram, bus o piedi). I centri commerciali sono immensi, se ci entri è difficile uscirne in poco tempo perchè ti perdi.
E così anche le persone sono esagerate:

  • i ragazzi non sono muscolosi, sono super pompati,
  • le ragazze non sono aggiustate per uscire, sono truccate come top model,
  • i tacchi non sono alti ma altissimi,
  • le gonne sono cortissime, a volte mi chiedo se escano in mutande,
  • le scollature sono inesistenti (si tette all’aria per tutte le vie),
  • i sederi delle ragazze sono così grandi e così in sù che ti chiedi se sia chirurgia o tanta palestra,
  • le tette delle ragazze sono giganti, che siano rifatte (la maggior parte) o no. Io che mi sentivo ben dotata ora sono in una scarsa media.
  • le persone non hanno uno o due tatuaggi, sono ricoperti di tatuaggi,
  • anche i ragazzi usano maglie scollate e con smanicature vertiginose che praticamente stare a petto nudo è la stessa cosa,
  • a che serve un’utilitaria in città se tutti hanno macchinoni e super suv, moto da cilindrate altissime che fanno strombazzare come se fosse una gara a chi fa più rumore,
  • vivere in un appartamento semi-decente in città è praticamente impossibile, trovare una camera privata è una fatica che nemmeno Ercole può immaginare. Esistono solo case-ostello con camerate da minimo 4 persone più gente che vive nel living room quindi 8/10 persone in tutto con un bagno, due se sei fortunato.

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Queste sono solo le prime osservazioni che sono riuscita a raccogliere all’alba dei miei 3 mesi qui a Melbourne. Una città che mi ha travolto con tutti i suoi perchè ma che sto iniziando ad amare e considerare “mia”.

Se ho novità le aggiungo, promesso 😉

Ps.: il post è stato allegramente accompagnato da foto che non c’entrano nulla ma che ho scattato in questo periodo XD enjoy 🙂

 

 

 

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